The birth of a poem...

The essence of very tiny detail, like a carefully placed comma, or an invisible sigh of admiration, distilled into dewdrops sliding over the long green leaves that protect tulips from overexposure, redeeming the beautiful bold color and adding a dimension of its own.

Then letting it go into thin air, like a weightless particle,arriving in far-away places, like a carefully thought-out idea, a blissful singular event, a flash of infinitesimal brightness, arriving at noon, completely negating shadows and at the same time completely absolving them.

The reign of calm arrived with these words and it is here to stay...



Wednesday, July 29, 2009

L'uomo dietro le quinte

Cade il sipario sulla linea sottile dove oggi diventa ieri
E la luna non c’è più
Sto sognando con gli occhi aperti, cercando di toccare le stelle
Mentre una mi sfugge e cade giù.

Domani un altro spettacolo
La recitazione mi sfugge dalla mente
Il teatro pieno da gente
Fiato sospeso….

Conosco tutti i trucchi della notte bianca
Non mi può fregare
Metto il sorriso come un costume
Tra un applauso e altro
Da nero a bianco non riesco ad arrivare.

Cade il sipario e tutti per la strada
La notte mi chiama e meglio che me vada
Ma io resto, fuori tempo
Nel momento dove io solo
Non devo recitare più.

So che lo specchio mente
So che il rumore non significa niente
So che il ritmo che mi prende si chiama ballo
Ma quel uomo non sono io.
Quel uomo non torna più.

Sono l’uomo dietro le quinte.
La fantasma che nasce quando il vento
Gioca e tira il polvere su.
Che gioca con la luce dei riflettori
Che tanto non funzionano più.
Il buio regna sovrano
Meglio così.


Intorno a me silenzio assoluto
Dentro di me un urlo nasce morto
Un eco di polvere, d’abitudine
La condanna della solitudine
Vecchio spettacolo
Essere o non essere qualcosa che non c’è
Vecchio sogno
L’ansia dello sconosciuto
La magia del passato
Oltre l’orrizonte, lontano, lontano….

Sono l’uomo dietro le quinte
Il vuoto mi prende
Mi rende invisibile.

Nel labirinto delle vecchie ferite
Lascio il senso di capire il dolore
A perdersi, così non ricordo più…
Non sento più il dolore.
Meglio così.

2 comments:

beren said...

ciao bibi, molto bella, l'idea del teatro in cui in fondo tutti noi recitiamo , tra il giorno e la notte dove siamo soli con noi stessi

BILJANA said...

Oh ma grazie..si, la solitudine e il vuoto di quello che non c'e' scritto nella sceneggiatura

grazie per tutto quello che hai fatto per me e per le mie poesie..

molto gentile

un abbraccio da bibi